L’innamoramento

L’innamoramento…

biancaneve4Penso sia importante vivere la fase dell’innamoramento ben consapevoli che essa durerà un tempo, viverla sì intensamente, ma accettando serenamente la sua inevitabile evoluzione. Attendere con gioia la maturità dell’amore è l’obiettivo che ogni coppia si dovrebbe porre; crescere significa anche affrontare paure e sofferenze, ma se non si è pronti a camminare si rischia di cadere in una crisi che può portare alla separazione.

Analisti e terapeuti di coppia sono convinti che noi scegliamo i nostri partner in base a motivazioni che risiedono nel nostro passato. Spesso scegliamo partner che ci permettono di continuare ad esplorare un’area problematica sviluppata con una persona significativa, di solito un genitore, nella nostra prima infanzia.

Innamorarsi rappresenta, talvolta, un tentativo di guarigione, si ripropone una situazione emotiva simile a quella vissuta nell’infanzia sperando che la storia abbia una fine diversa, finalmente un lieto fine.

I terapeutici transazionali chiamano questo processo “copione di via”.

Berne definisce il copione di vita “un piano di vita che si basa su una decisione presa durante l’infanzia.”

Secondo l’Analisi Transazionale ognuno di noi ha scritto la propria storia di vita e si comincia a scriverla alla nascita; quando abbiamo quattro anni, abbiamo già deciso le parti essenziali della trama e a sette anni abbiamo completato la storia in tutti i dettagli principali; nell’adolescenza il copione viene rivisto e lo si aggiorna con personaggi più aderenti alla realtà.

I genitori rappresentano soggetti che esercitano una forte influenza sulle decisioni da copione, essi ci inviano inevitabilmente messaggi sia verbali che non verbali che costituiscono la struttura di riferimento in risposta alla quale vengono prese le principali decisioni del bambino.

La sua risposta è allora data da alcune strategie di sopravvivenza che gli consentono di vedere esauditi nel modo migliore i suoi bisogni. Si deve pensare che il bambino non pensa come un adulto, né prova emozioni allo stesso modo, quindi tutte le decisioni prese sono sulla base delle sue elementari capacità e l’esperienza emozionale del piccolo è di rabbia, abbandono, terrore, estasi, queste sono le intense sensazioni che lo guidano verso le sue decisioni, si tratta quindi di modalità estreme.

Scrive Judith Viorst a questo proposito:

Portiamo con noi, nel matrimonio, i desideri inconsci e i compiti non ultimati dell’infanzia e, sospinti dal passato, avanziamo nel rapporto delle richieste senza esserne consapevoli. Perché nell’amore coniugale cercheremo di recuperare l’amore dei nostri primi desideri, di trovare nel presente le figure dei tempi andati: il genitore inconquistabile della passione edipica, l’amore incondizionato della madre dell’infanzia. E l’unità simbiotica dove il proprio sé e quello dell’altro si fondono come era già successo una volta. Nelle braccia del nostro vero amore lottiamo per unire gli scopi e gli oggetti del passato desiderio. E a volte odiamo il nostro compagno per l’incapacità di soddisfare questi antichi impossibili desideri. Lo odiamo perché non ha posto fine alla nostra separatezza. Lo odiamo perché non ha riempito il nostro vuoto. Lo odiamo perché non ha soddisfatto il nostro desiderio che ci faccia da madre, da specchio, da salvezza, da completamento.”

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