“la separazione dal proprio simile che si ama è una delle esperienze più dolorose per l’essere umano”
In un certo senso tutta la nostra vita potrebbe essere descritta come un continuo processo di separazione: infatti la capacità di separarsi dai primi attaccamenti infantili sta alla base del processo di individuazione e dello sviluppo di un senso di sé autonomo, ed è attraverso successivi distacchi che ci costruiamo come individualità capaci di rapportarci ad altre individualità.
Del resto, secondo una credenza ancora radicata, la stessa nascita rappresenta un evento traumatico, fonte di ansia e dolore sia per la madre che per il neonato. Ritroviamo questa credenza non soltanto a livello del senso comune ma anche in alcuni studiosi ad orientamento psicanalitico, come Otto Rank, per i quali il trauma alla nascita, in quanto separazione violenta dalla madre, si configura come fonte e prototipo dei futuri stati affettivi caratterizzati dall’angoscia. Otto Rank ritiene che: “col processo della nascita subentra uno stato di deprivazione totale, dove il neonato è rimesso al rischio del non soddisfacimento dei bisogni prima soddisfatti.”
È necessario dunque porre grande attenzione ai bisogni fondamentali del neonato per una crescita ed uno sviluppo ottimali, tra i quali rientrano sicuramente l’instaurarsi di un positivo rapporto madre-bambino, che getterà le basi per un rapporto adeguato del soggetto nei confronti dell’alterità.
Attraverso una sana relazione tra caregiver e bambino si creeranno tutti quei fattori di protezione che consentiranno al nuovo cucciolo di uomo, di affrontare in modo affettivamente autonomo, le difficili situazioni che il vivere gli presenterà.
A proposito della capacità del bambino di resistere a situazioni di disagio, ricordiamo la resilience. Resilience è un termine preso a prestito dalla fisica e fa riferimento alla misura della capacità di un corpo di resistere ad una deformazione meccanica senza rompersi. In termini psicologici, s’intende la capacità del soggetto di resistere ad un forte insulto traumatico, senza avere conseguenze patologiche in futuro. L’autore che ha cercato di spiegare il funzionamento della resilience è stato Boris Cyrulnik.
“Il concetto di resilienza designa non tanto un’attitudine alla felicità, quanto lo stimolo a reagire alle sofferenze imposte dal destino.”
La nostra reazione a ognuna di queste esperienze, il sostegno sociale che riceveremo dagli altri, costituiranno il nostro patrimonio psicologico, con il quale affronteremo tra l’altro anche i nostri successivi rapporti affettivi.
I bisogni di appartenenza e di individuazione che esprimiamo in una relazione sono diversi a seconda del grado di soddisfazione che questi bisogni hanno ricevuto in passato; talvolta i problemi di molte coppie di amanti, nascono da conflitti reali su questi bisogni, oltre che da eccessivi bisogni fusionali tra i due partner e alla loro mancata separatezza.
Mi piace paragonare il parto, o meglio tutto il viaggio che va dalla scoperta della gravidanza fino alla nascita del bebè, al viaggio che compie l’adulto dal momento il cui si innamora fino a quando vive l’evento della separazione in quanto, percorrendo questo itinerario come donna, mi sembra che le due esperienze siano quasi sovrapponibili.
Si potrà decidere di vivere la separazione come fine o come inizio e sarà, secondo me, compito della persona cogliere nel dolore la sua opportunità evolutiva. Come nella gravidanza c’è un piano ideale, una crisi e una fase reale, così è l’evoluzione di ogni storia d’amore.
Penso che un amore adulto sia quello che riesce a dire : “ti amo perché non ho bisogno di te”.
Il processo di separazione, dal proprio amato, in età adulta lo intitolerei così: “Ci vorrà almeno un anno”. Mi sembra un tempo necessario che serve per divenire coscienti e accettare che l’altro se ne è andato; tempo che corrisponde anche al periodo in cui il piccolo inizia a camminare solo e si allontana dalla madre per scoprire il mondo.
Ma per capire il perché di alcune dinamiche, o di alcune emozioni provate, è indispensabile in primo luogo chiedersi che cosa significa innamorarsi e soprattutto perché ci si innamora proprio di quella persona.
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La scelta del partner: ci si attrae per natura o per cultura? Teorie biologiche o teorie cliniche? Quanto la storia personale, le relazioni primarie determinano un incontro?
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Identità di genere: uomo e donna sono due esseri diversi, li vogliamo vedere come complementari o iniziamo una lotta che veda l’uno o l’altro sesso come perdente?
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quanto la comunicazione è influente per l’andamento di un rapporto di coppia? Silenzio, immobilità, ritiro, e ogni altra forma di diniego sono essi stessi comunicazione?
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Innamoramento – crisi – separazione. L’innamoramento, inteso come periodo temporale, deve evolversi necessariamente. L’evoluzione, che come tutti i momenti di crescita, vede una crisi che può risolversi nell’amore o spegnersi nella separazione.
Obiettivo di ogni lavoro di confronto è quello, a mio avviso, di mantenere una grande ottimismo e il voler vedere nel dolore, nella sofferenza una possibilità di crescita.
